lunedì 26 gennaio 2009

Se il datore non è esonerato dall’obbligo d’assunzione



La Corte di Cassazione ha stabilito l’importante principio secondo cui ai fini della collocabilità dell’invalido nell’organizzazione aziendale, non assume alcun rilievo la vacanza dei posti nell’organico e in virtù del quale la piena occupazione dell’organico non dispensa il datore di lavoro dall’obbligo d’assunzione (Cass. del 10 dicembre 2008, n. 29009).Il caso esaminato dalla Cassazione è quello di un lavoratore iscritto nella lista del collocamento obbligatorio degli invalidi e avviato per l’assunzione presso una società. Quest’ultima però si è rifiutata di assumerlo, sostenendo di non avere la possibilità d’impiegarlo. Il lavoratore si è allora rivolto al tribunale del lavoro di Civitavecchia, che ha ritenuto assolutamente non giustificato il rifiuto dell’azienda di assumere la persona in questione e l’ha condannata al risarcimento del danno. Una decisione che è stata confermata dalla Corte d’appello, che ha ritenuto irrilevanti e infondati gli argomenti dell’azienda relativi all’assenza di un posto vacante nell’organico, al difetto nell’avviato delle qualità tecniche e l’avvicinarsi di una crisi occupazionale.
La società ha proposto ricorso per cassazione contro la sentenza d’appello. Ricorso che è stato rigettato dalla Suprema Corte, la quale ha osservato che i giudici di secondo grado hanno correttamente tenuto conto dei princìpi generali fissati dalla giurisprudenza di legittimità nella specifica materia. La piena occupazione aziendale non dispensa il datore di lavoro dall’obbligo d’assunzione, che infatti riguarda un’aliquota dei posti in organico e non già dei posti vacanti. Il datore di lavoro, ha rilevato la Corte, può ritenersi svincolato dall’obbligo, avviato ai sensi della legge n. 482 del 1968, solo nei casi in cui si riscontri l’assoluta impossibilità di un collocamento non pregiudizievole per l’invalido stesso, per i compagni di lavoro e per la sicurezza degli impianti, o quando l’invalido non sia assolutamente collocabile in ragione della sua minorazione in nessun settore dell’azienda (anche accessorio o collaterale).
Tra le cause di sospensione (o esonero temporaneo) dal collocamento obbligatorio non è inclusa la crisi dell’impresa, né tale ipotesi è contemplata dall’articolo 9 del dl n. 17 dell’83 (convertito, con modificazioni, nella legge n. 79/83) Una norma, quest’ultima, che – innovando per il futuro – ha introdotto la sospensione del suddetto obbligo solamente per due specifiche categorie di imprese: quelle soggette ad amministrazione straordinaria a norma del dl n. 26 del 1979 (convertito nella legge n. 95 del 1979) e quelle destinatarie dell’intervento straordinario della cassa integrazione guadagni, a norma delle legge 12 agosto 1977, n. 675, e 20 dicembre 1974, n. 684. In mancanza di tali condizioni, ha affermato ancora la Corte di Cassazione, permane l’obbligo d’assunzione anche per le imprese impegnate in processi di ristrutturazione, di riconversione e di riorganizzazione produttiva.
Secondo il Supremo Collegio, pertanto, nel caso in esame la Corte d’appello ha correttamente rilevato che non erano in discussione le menomazioni fisiche del soggetto (si tratta di un profugo), non erano allegate delle circostanze inerenti la sospensione dell’obbligo, era risultata la possibilità di utilizzare l’avviato in mansioni operaie o impiegatizie rientranti nella sua qualifica.




Mara Parpaglioni Rassegna

martedì 2 dicembre 2008

Lavoro negato per 768 mila disabili


Sono i disabili iscritti al collocamento, 61% al Sud. Solo un’azienda su 4 si preoccupa dell’integrazione
E trarre soddisfazione dal proprio lavoro. Per i disabili si tratta di due obiettivi particolarmente importanti, ma difficilmente realizzabili. Eppure c’è una legge che tutela i loro diritti, la numero 68 del marzo 1999 che ha sostituito regolamenti, leggine e circolari vecchie di 20 anni. La normativa, oltre all’assunzione a pieno titolo in aziende pubbliche e private, prevede che l’inserimento del disabile nel lavoro miri a «valorizzare le abilità residue e le potenzialità inespresse ». Ma, nella pratica, le cose vanno molto diversamente. Il primo ostacolo è la confusione nel definire la condizione di disabile sia a livello italiano, che europeo. Con statistiche e numeri discordi, vecchi di anni, non aggiornati.
I dati più recenti sono quelli dell’Istat del luglio 2005, basati su rilevamenti dell’anno precedente: dicono che i disabili in Italia sono 2,8 milioni, il 4,8% della popolazione. Però secondo il rapporto Eurostat (l’ufficio di statistica dell’Ue) sulla popolazione europea tra i 16 e 64 anni, quindi in età di una possibile occupazione, in Italia le persone disabili o affette da gravi malattie a lunga durata che ne limitano le capacità lavorative, sono il 6,6% della popolazione. Oltre 4 milioni. Una differenza non da poco. «Se poi— dice Carlo Gulminelli, vicepresidente dell’onlus bolognese Asphici —ci addentriamo nella classificazione delle disabilità per l’inserimento nel posto di lavoro più idoneo, ci troviamo di fronte ad una vera e propria Babele di suddivisioni e tipologie». Secondo gli esperti, comunque, i disabili non temporanei in Italia sono «almeno tre milioni». E per loro trovare lavoro è difficile, soprattutto nel Sud e nelle Isole.
Nel 2007, secondo quanto si legge nella Relazione al Parlamento sullo stato di attuazione della legge 68 presentata dal ministero del Lavoro, i disabili iscritti agli elenchi provinciali del collocamento erano 768 mila. «Il numero—spiega Francesco Garofalo, dirigente del ministero — comprende anche quelli che lo fanno per percepire l’assegno di invalidità. Comunque 481 mila sono gli iscritti nel Sud e Isole ». Una forbice che si allarga quando si parla di avviamento al lavoro: 31 mila in tutta Italia. E, di questi, solo seimila al Sud. La situazione non migliora una volta trovata l’occupazione. E non aiutano nuove tecnologie e web. Nel rapporto «Ict accessibile e disabilità», realizzato dalla School of management del Politecnico di Milano su un campione di 1.060 aziende, si scopre che solo un’azienda su 4 si preoccupa della completa integrazione del disabile. Le altre tre aziende hanno il solo obiettivo di adempiere all’assunzione di legge.
Senza mettere in atto politiche di inserimento, compreso l’utilizzo dell’informatica che in molti casi potrebbe rivelarsi un valido sussidio. Perché, spiega il professor Andrea Rangone, responsabile della ricerca, «le imprese tendono ad assumere persone con disabilità che non necessitano di usare strumenti hitech, con un approccio che possiamo definire di "dissoluzione" del problema». Dunque assunti, ma sottoimpiegati. Lontani da quanto sta scritto nella 68 che enfatizza il passaggio del disabile «da obbligo a risorsa attiva». La legge lascia ai Cpi, centri per l’impiego, il compito di redigere le graduatorie e avviare i lavoratori disabili in azienda. Con l’obiettivo di accelerare i tempi di assunzione, seguendo il disabile nell’iter di collocamento. A Milano e provincia alla fine dello scorso anno gli iscritti alle liste erano 21 mila e 2.500 sono stati avviati al lavoro. «Fino a qualche anno fa — spiega Claudio Messori, il responsabile servizi occupazione disabili del Cpi — le aziende chiedevano la semplice consultazione degli elenchi, adesso abbiamo messo in atto Match, un sistema informativo che confronta domanda e offerta, tenendo conto della tipologia di richiesta delle aziende e competenze del disabile».
Compreso l’accompagnamento ai colloqui di lavoro e il monitoraggio nei primi mesi di attività. Ma a proposito di Cpi, nella relazione al Parlamento si dice che nel 2005 «a livello nazionale, quasi il 70% dei Cpi risulta accessibile ad un’utenza disabile, con punte virtuose nel Nord Ovest dove circa 15 strutture su 100 presentano problemi di accessibilità... la situazione più critica resta al Sud e nelle Isole, dove la presenza di ostacoli all’accesso continua ad affliggere oltre il 60% dei Cpi». Ovvero al Sud le difficoltà nel trovare lavoro per i disabili cominciano, in sei casi su 10, con l’impossibilità di accedere al Cpi. Tutti temi, questi, che oggi saranno al centro di incontri e dibattiti nell’ambito della Giornata internazionale dei diritti delle persone con disabilità. L’evento, promosso dall’Onu, ha lo scopo proprio di sostenere la dignità e la piena integrazione di tutti i disabili.


Made in Corriere

venerdì 24 ottobre 2008

Il ministro Brunetta e la Legge 104/92


Il ministro Brunetta è diventato l'amato paladino della giustizia nel Pubblico, grazie alla sua battaglia contro i fannulloni e gli abusi nello Stato. Recentemente si è però adoperato per modificare una legge, la 104 del 1992, che riguarda i diritti dei disabili. In particolare, Brunetta ha proposto un emendamento che rivede il sistema dei permessi dal lavoro per l'assistenza alle persone disabili da parte dei parenti.

In merito alle assenze dal servizio dei pubblici dipendenti, con particolare riguardo all’applicazione della legge 104/92 sui portatori di handicap: “[…] si pregano infine le amministrazioni di cooperare al monitoraggio sulla corretta attuazione della legge 104/92 in materia di permessi di assenza dal lavoro che questo Dipartimento intende avviare, anche in previsione di un’eventuale riordino della disciplina allo scopo di garantire un autentico ed efficace supporto sia ai dipendenti pubblici portatori di handicap grave, sia ai dipendenti pubblici ai quali incombe la necessità di assistere, in maniera continuativa ed esclusiva i portatori di handicap. [...] Il monitoraggio sarà finalizzato al riconoscimento effettivo dei diritti di accesso alla legge n. 104/92, ad un corretto funzionamento della legge nell’interesse degli aventi diritto e ad una maggiore efficienza della pubblica amministrazione”…Brunetta, dunque, poco più di un mese fa preannunciava una condivisibile azione di monitoraggio propedeutica alla eliminazione degli abusi nella fruizione dei permessi.

Un emendamento al maxi disegno di definitivamente cassato legge 1441 prevedeva una serie di inspiegabili restrizioni alla possibilità di godere dei permessi per assistere portatori di handicap:

la riduzione delle ore di permessi fruibili da 24 a 18 ore mensili
la restrizione della platea di soggetti destinatari dei permessi
Insomma Brunetta - evidentemente accecato da un furore efficientista che non guarda in faccia proprio a nessuno - ha preferito scegliere la strada rapida del fare cassa sulla pelle dei disabili, invece che procedere con lenta accuratezza - come aveva fatto intendere nella sua circolare - ad una articolata azione di controllo e di conseguente repressione degli eventuali abusi; in ciò dimenticando - e questo è assai grave per un ministro che in Parlamento ha urlato con violenza inusitata di essere dalla parte dei disabili e di chi soffre - che la legge 104/92 , in troppe sue parti, risulta ancora non applicata e che dunque è lontano il tempo in cui questo Paese, sempre più pericolosamente vocato all’egoismo, garantirà il rispetto della dignità e dell’opportunità di integrazione per 3 milioni di disabili
Questo è un attacco al wellfare. Dove andremo a finire, questo pseudo ministro sta radendo al suolo conquiste ottenute con grande fatica.
E’ vergognoso!
Non è in grado di istituire uno strumento di controllo per chi abusa dei permessi per assistenza a portatori di Handicap nonchè della malattia e penalizza tutti indistintamente.
Per quanto riguarda i malati immaginari è opportuno di vigilare sulla legge 104. ma non le sembra che al contrario di come dice pubblicamente di voler aiutare i cittadini più bisognosi, se la stia prendendo proprio con loro. perchè non provvede a far si che ci sia una sanzione, per non essere più drastico, una radiazione dall’albo con i medici che rilasciano i certificati falsi o alle commissioni che riconoscono le invalidità.


mercoledì 27 agosto 2008

Gli autistici, entusiasti e precisi così un'azienda punta su di loro

Danimarca, un imprenditore dell'information technology ne ha assunti 37

"Ho imparato con l'esperienza di mio figlio: possono lavorare in modo impareggiabile"

I malati di autismo non vanno trattati solo come handicappati. Non sono capaci, certo, il più delle volte, di svolgere lavoro di squadra, ma con calma e da soli possono assicurare alcuni compiti produttivi speciali molto qualificati e difficili con estrema precisione. Lo ha scoperto un imprenditore danese, Thorkil Sonne, che nel 2004 ha fondato una sua piccola azienda di information technology, Specialisterne ("gli specialisti", vuol dire tradotto) la quale impiega 37 autistici. E grazie al loro lavoro fornisce con successo dettagliate mappe di Copenaghen o di altre città per la cablatura telefonica, test dei software più moderni, collaudi dei nuovi modelli di telefonino cellulare.
"Ho imparato di persona, con l'esperienza di mio figlio, che un autistico può lavorare con precisione impareggiabile", racconta Thorkil Sonne a Spiegel online. Insomma, è come la rivincita di Rain Man, il celebre personaggio autistico ma intelligentissimo impersonato a meraviglia da Dustin Hofmann nell'omonimo film. "A mio figlio fu diagnosticata a sette anni una forma di autismo infantile", spiega l'imprenditore. "E un giorno mi stupì: aveva visto un atlante dell'Europa e, appunto a soli sette anni, aveva disegnato a memoria alcune carte geografiche con precisione assoluta".
Da allora la vita del signor Sonne è cambiata. Egli si è licenziato dalla grossa azienda delle telecomunicazioni per cui lavorava, e investendo l'equivalente di centomila euro del suo patrimonio personale ha fondato l'azienda. Adesso i suoi clienti principali sono aziende che necessitano del massimo livello tecnologico e della massima esattezza. Dalla Global connect, per la quale i dipendenti autistici di Sonne producono carte e tracciati delle cablature telefoniche, fino a Tdc, numero uno delle telecomunicazioni in Danimarca, a Microsoft, a gruppi svedesi di servizi finanziari.

Teoricamente l'esperimento non sarebbe privo di rischi: un solo errore in un lavoro appaltato da Global connect potrebbe costare a Specialisterne multe e risarcimento danni per
l'equivalente di oltre diecimila euro. Ma proprio a Global connect sono entusiasti. "I dipendenti di Sonne non sbagliano mai nei lavori che ci forniscono", afferma un esponente dell'azienda. Sonne insiste: "Io voglio dare un futuro a questa gente, e sto riuscendo a farlo anche guadagnando: l'anno prossimo ammortizzeremo le spese e arriveremo a realizzare utili".

Le prospettive sembrano così rosee che l'imprenditore danese sta cominciando a mettere in programma l'apertura di una filiale della sua azienda a Londra, una delle piazze più esigenti e difficili. Sonne non riceve alcun aiuto dallo Stato, nonostante il generoso welfare danese. E contrariamente a quanto, all'inizio, alcuni dei suoi clienti pensano, i suoi dipendenti autistici sono pagati regolarmente, non sottoretribuiti come spesso avviene con gli handicappati. A seconda della qualifica, a fine mese ricevono una retribuzione equivalente a tra 220 e 3500 euro lordi. Lavorando in ambienti particolarmente confortevoli, calmi e silenziosi per favorire la loro necessaria concentrazione, e con orari ridotti: non si può esigere da un autistico un carico di lavoro eccessivo.
L'esame per giudicare se un autistico è adatto a svolgere i delicati lavori richiesti da Specialisterne è singolare, e manco a dirlo tipicamente danese: i candidati all'assunzione devono costruire dei kit del Lego, il celebre gioco di mattoni di plastica che dal piccolo regno è divenuto famoso in tutto il mondo.

Made in Repubblica

lunedì 21 luglio 2008

Il giusto atteggiamento


LavorAbile

Cosa è
Tra i concetti che si associano a 'disabile' si fa in genere fatica ad affiancare 'lavoro'. Ma è un pregiudizio da rimuovere, rivolgendosi proprio ai colleghi dei lavoratori con disabilità.
E' quanto fa lavorABILE, progetto ideato da Disabili.com, portale di riferimento nazionale, e promosso e finanziato dall'Assessorato alle Politiche Sociali della Regione Veneto.
Per diffondere buone prassi di inserimento lavorativo la campagna punta su un agile vademecum, incentrato su grafica immediata e concetti chiari.
I primi destinatari sono lavoratori e datori di lavoro, invitati ad apprezzare le potenzialità del “nuovo collega” disabile.
La rappresentazione positiva e costruttiva della disabilità unita ai contenuti immediati delle vignette danno forma e spessore a questa potenzialità.

LA GIUSTA COLLOCAZIONE

LavorAbile

Individuare il ruolo e le mansioni del lavoratore è fondamentale per un sereno inserimento nell'azienda.

QUANDO ENTRA IN AZIENDA E' UN LAVORATORE A TUTTI GLI EFFETTI

LavorAbile

Il lavoratore ha delle capacità che contribuiscono al buon andamento dell'azienda.

PULSANTIERE, PORTE, FINESTRE, GRADINI

LavorAbile

Quelle che per noi sono azioni semplici, per lui potrebbero essere impossibili: aprire alcuni tipi di porte, di finestre, premere pulsanti troppo alti.

PARCHEGGIO

LavorAbile

Per poter uscire dall'auto ha bisogno di un determinato spazio.

IN MENSA E IN PAUSA PRANZO

LavorAbile

In caso di difficoltà aiutalo a prendere piatti e bevande.

IN CASO DI EMERGENZA

LavorAbile

Nella progettazione del piano di sicurezza aziendale prevedi soluzioni alternative.

COINVOLGILO

LavorAbile

La qualità del lavoro si misura anche nelle relazioni.

LA DISABILITA' NON E' UN PRIVILEGIO

LavorAbile

Sil e Centro per l'Impiego della Provincia sono i punti di riferimento cui ci si può sempre rivolgere.